Dall’idea all’artefatto finale, passando per rappresentazione concettuale, programmazione e realizzazione concreta di artefatti digitali. È questo il cuore del progetto “Micro:mondi”, che ha coinvolto circa 120 alunne e alunni di 9 istituti comprensivi in lingua italiana (4 classi di scuola primaria e 7 classi di secondaria di primo grado).
Accompagnate dai loro docenti, appositamente formati, le classi hanno svolto un percorso dedicato al physical computing, utilizzando microcontrollori, sensori e attuatori per sviluppare il pensiero computazionale e progettuale.
Il percorso proposto alle ragazze e ai ragazzi si articola in quattro fasi – ideazione, rappresentazione concettuale, programmazione e realizzazione – ed è promosso dalla Direzione Istruzione e Formazione italiana, che negli anni ha curato la formazione dei docenti e il supporto direttamente nelle classi, con la supervisione scientifica della Libera Università di Bolzano.
Sono stati gli stessi studenti a illustrare gli artefatti ai visitatori, in gran parte coetanei che, a turno, sono passati tra gli stand allestiti dalle diverse scuole: un’occasione di scambio, confronto e circolazione di idee. L’evento, aperto al pubblico, è stato frequentato anche da studenti, dottorandi, ricercatori e docenti universitari che hanno dialogato con i ragazzi.
«Micro:mondi si inserisce in un percorso di ricerca e innovazione che il Physical Computing Lab della Libera Università di Bolzano porta avanti da molti anni con diverse realtà del territorio, fra cui le scuole e le intendenze scolastiche.» Spiega la professoressa Rossella Gennari. «L’obiettivo è creare contesti in cui la progettazione partecipata e l’informatica diventino strumenti per creare insieme innovazione e costruire conoscenza condivisa».









